Il sorriso di una cattedrale

Perché noi uomini guardiamo così tanto il volto delle donne? È forse la ricerca dell’emozione estetica? Il desiderio di amare e soprattutto di essere amato? La nostalgia di quel primo incontro con nostra madre che ci ha fatto scoprire la gioia? Tutto questo insieme, certamente, e molto altro ancora… Allo stesso modo, davanti alle nostre antiche cattedrali: non riusciamo a smettere di guardarle, le descriviamo e le ammiriamo instancabilmente, come tanti volti in cui l’arte umana, elevata dall’aiuto dall’alto, ci permette di toccare con mano l’invisibile. Avviciniamoci alla Cattedrale San Giovanni di Lione: i tratti che ne disegnano il volto sono altrettanti inviti allo stupore.

Ben radicata nella città

Cominciamo con il riconoscere l’evidenza: la facciata della nostra cattedrale di Lione, sebbene bella e armoniosa, non raggiunge la grandezza delle sue sorelle gotiche come Chartres o Reims. Un rapido schema ne evidenzia la forte orizzontalità: due grandi rettangoli la strutturano, sottolineati dalle due balaustre e dalla galleria dei re:

Ci sono voluti diversi secoli perché il progetto del vescovo Guichard de Pontigny fosse completato: nel 1175 aveva deciso di fondare una nuova cattedrale romanica, che divenne gotica nel corso dei lavori e la cui facciata fu completata solo nel 1481. Mi viene quasi voglia di parlare di un esaurimento del primo slancio mistico… Un’orizzontalità che salta agli occhi se confrontata con altre cattedrali:

Facciate di Notre-Dame de Paris (a sinistra, completata intorno al 1250), del Duomo di Orvieto (al centro, intorno al 1358) e della Cattedrale San Giovanni (a destra, intorno al 1481) – la scala di grandezza è approssimativamente rispettata.

Lo slancio di Notre-Dame di Parigi è il risultato di un progetto gotico molto coerente e realizzato rapidamente, in circa 75 anni, da un’autorità (reale ed episcopale) molto orgogliosa del nuovo stile inventato nell’Ile-de-France. A Orvieto vediamo già l’inflessione del gotico verso una maggiore orizzontalità, con una facciata completata alla fine del XIV secolo. Un inizio di transizione verso il Rinascimento? La Cattedrale san Giovanni, per la sua facciata, sembra aver preso la stessa strada un secolo dopo…

Questo ci ricorda che la cattedrale è prima di tutto la «casa di Dio tra gli uomini»: una dimora che rimane monumentale, per mostrare che il suo Abitante è un ospite ben al di sopra di tutti gli uomini; ma una dimora che si inserisce nel tessuto urbano e lo struttura. È solo nell’epoca moderna che abbiamo creato i grandi sagrati che isolano le cattedrali. A Lione, questo è particolarmente visibile dall’altra parte della Cattedrale, quando si ammira la sua abside lungo la Saona:

Abside della Cattedrale Saint Jean. A destra, gli edifici del Quai Romain Rolland lungo la Saona. In alto, la Basilica di Fourvière.

La cattedrale è così inserita nella vita della città, come una madre in mezzo ai suoi figli seduti attorno a lei. Essa scandisce la vita di tutta la casa segnando il tempo: l’orologio esterno, sulla facciata, va di pari passo con le campane che annunciano le ore; ci invita ad entrare per scoprire l’incomparabile orologio astronomico al suo interno. Essa porta anche con orgoglio due stemmi che ricordano a tutti i suoi figli aspetti significativi della storia comune, come si mettono le fotografie sul comò del salotto: la presenza di papa Pio VII e del re di Francia esprime una doppia lealtà, religiosa e civile, della città1.

Stemma di Papa Pio VII (1800-1823) sulla facciata occidentale della Primatiale – Wikimedia Commons, © Xavier Caré

Questo volto materno è anche segnato dai conflitti che hanno lacerato i suoi figli: la “galleria dei re” è priva delle sue statue; gli angeli delle volte sono stati decapitati… Tristi conseguenze della violenza delle guerre di religione e dell’occupazione protestante del 1562. Ma questa madre non smette di istruire i suoi fedeli, attraverso questo favoloso libro illustrato che sono i medaglioni2. In tutto questo, riconosciamo la cattedrale come la casa del Signore tra noi:

Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro

(Ap 21,3)

Lo sguardo rivolto verso l’alto

La nostra cattedrale non si limita ad essere radicata nella vita sociale dei lionesi: mostra loro il Cielo, affinché non rimangano attaccati alle preoccupazioni borghesi di questo mondo, ma elevino i loro pensieri verso il Cielo. Sursum Corda! Questo secondo aspetto corregge l’orizzontalità, e ne abbiamo sottolineato gli elementi in questo schema:

I portici d’ingresso sono impreziositi da frontoni monumentali: i due laterali, meno alti di quello centrale, ne sottolineano l’altezza e invitano lo sguardo a seguire questa direzione verticale. Il nostro sguardo inizia così la sua ascesa verso il cielo: si appoggia, come un alpinista, sui numerosi pinnacoli che sono come altrettanti inviti a continuare verso l’alto; è incorniciato da due torri, piuttosto modeste se paragonate ad altre cattedrali, che si fondono con la facciata. Infine, si posa sul frontone superiore, che scopre con delizia e che lo tiene con il fiato sospeso:

A sinistra: il Padre che benedice la città, © Jean-Pierre Gobillot – A destra: frontone della cattedrale di Saint Jean, © Yves Neyrolles

Questo frontone ci stupisce per la sua semplicità: alla sua base, l’angelo Gabriele e la Vergine Maria si fronteggiano per immortalare il momento in cui l’Eterno si è inserito nel tempo. In cima, il Padre benedice la città e tutta l’umanità con benevolenza. Questa statua, inaccessibile alle violenze del barone degli Adrets, è rimasta seduta per secoli con tutti gli attributi del potere (pastorale, corona)3.

Al centro del frontone, di una semplicità sbalorditiva, una finestra aperta, delicatamente ornata da una colonna molto sottile: non oppone alcun ostacolo al nostro sguardo, rivelandoci direttamente il cielo. Come si potrebbe esprimere meglio il ruolo di “finestra del Cielo” che la cattedrale intende svolgere? Ricordiamo la promessa di Gesù a Natanaele:

In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo.

(Gv 1,51)

Il cielo tra noi

Ma cosa sarebbe la nostra cattedrale senza il suo rosone? In stile fiammeggiante, i suoi molteplici raggi controbilanciano maestosamente le due direzioni precedenti, alleggerendo l’orizzontale in ciò che poteva avere di pesantemente ancorato alla terra, ricollegando la verticale al nostro mondo umano.

Dettaglio del rosone del portale occidentale, © Xavier Caré / Wikimedia Commons. Da notare l’Agnello al centro.

I suoi molteplici raggi suggeriscono un fuoco che brucia all’interno e trascina gli elementi in una rotazione sfrenata… E questo fuoco esiste, è al centro del rosone: è l’Agnello, simbolo di Gesù… Intorno a lui danzano gli Angeli celebrando i misteri cristiani. Lasciamoci catturare dalla bellezza di questo merletto di pietra, incastonato di colori, per percepire qualcosa della liturgia divina. In cielo, gli angeli celebrano la gloria dell’Agnello:

Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce: “L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione”.

(Ap 5, 11-12)

Il Mistero di Dio è presente tra noi: questo è il significato di questo rosone. Mentre il quadrato, per il cristiano, è l’immagine del mondo terreno con le sue quattro direzioni e soprattutto le sue asperità, il cerchio evoca la perfezione, l’infinito del movimento, l’uscita dal tempo; in una parola: il Cielo. Rappresentando i misteri della Redenzione nei rosoni, i geniali costruttori delle nostre cattedrali hanno espresso sia la perfezione e il compimento dell’opera della Salvezza, sia il fine ultimo a cui questi misteri ci conducono: il Cielo.

Così il rosone si trova al centro della facciata: questo esprime che Dio (il cerchio) abita tra noi (il rettangolo) e che in questa Dimora di pietra possiamo trovare la via che conduce a Lui.

Invito al viaggio spirituale

Questa facciata così bella ci lancia un doppio invito, come il volto sorridente di una donna che è promessa eterna di felicità.

I suoi ampi ingressi sono pensati per le processioni, e il Popolo di Dio, al ritmo dei salmi, si unisce agli angeli delle volte per cantare: «Osanna!». Questo è il primo invito, quello di unirsi agli ospiti della Cattedrale nella lode.

Angelo nelle volte di un portale della facciata, © Annabelle Vsse

Il secondo invito ci viene dal rosone: oltre al suo ruolo ornamentale, ci spinge ad entrare nella Cattedrale per ammirarla illuminata dal sole. All’interno, i misteri risplendono, presenza del Cielo nella nostra esistenza; all’esterno, ci rimangono nascosti.

Rosone del transetto nord, © Daniel Jolivet

Il volto materno della Cattedrale ci rivolge quindi questo benevolo invito: «Vieni! Entra, prendi posto, alza gli occhi e lascia che il tuo cuore desideri il Cielo, perché esso viene a te tra queste mura!».

Nicolas Bossu

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  1. Lo stemma di Pio VII sostituì quello di Sisto IV (1471-1484), che regnava al momento del completamento della cattedrale e il cui stemma fu distrutto nel 1562. ↩︎
  2. Per scoprire questo affascinante universo, consultare ad esempio questo sito. ↩︎
  3. Le statue originali di Hugonin de Navarre, risalenti al 1481, sono andate perdute e sono state sostituite da imitazioni del XX secolo. ↩︎