Creazione: la semplicità delle origini

La prima pagina della Bibbia si presenta con la limpidezza di una fonte cristallina: Dio crea il mondo con estrema semplicità, per mezzo di una Parola onnipotente che scandisce i sei giorni della creazione. Apriamo il testo sacro e contempliamo l’apparire della luce come prima opera del divino Artigiano:

In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.

Gn 1,1-5 (traduzione CEI)

Mosaici e Pianoforte al servizio della Scrittura

Due opere d’arte illustrano meravigliosamente questi primi versetti biblici, che abbiamo ripresi nel video.

Innanzitutto, un’opera musicale: il primo Preludio in Do maggiore di Johann Sebastian Bach1. Per la grande pianista russa Maria Yudina, questo Preludio incarna una verità primitiva: la sua semplicità non è ingenua, ma rivela l’essenza primaria del linguaggio musicale. Ci siamo avvicinati a Bach come a una fonte che irriga tutta la musica occidentale, per ascoltare la testimonianza di fede che questo profondo credente ci ha lasciato attraverso la sua arte. Come scrive Robert Schumann:

Il Clavicembalo ben temperato di JS Bach è, inoltre, la mia grammatica – ed è anche la migliore – ho studiato a fondo la fuga in tutte le sue parti… Il beneficio che si ricava da questo lavoro è considerevole; è, inoltre, uno studio morale e fortificante sull’umanità, perché Bach era un uomo. In lui non si trova nulla di incompiuto o di malsano: la sua opera è scritta per l’eternità.

Robert Schumann, Lettera a Johann Gottfried Kuntzsch2

In questo Preludio, la frase musicale si eleva in una semplicità estrema che evoca l’infinito e sembra emergere dal silenzio per cantare la Vita. Bach lo colloca all’inizio dei suoi 48 Preludi et Fughe, ricorrendo alla tonalità di Do maggiore, per costituire un portico d’ingresso a tutto il suo magistrale ciclo, “Il clavicembalo ben temperato”, che costituisce una vera e propria Bibbia per i pianisti3. Allo stesso modo, il libro della Genesi si apre con questa pagina della Creazione (Gn 1), dove la Parola divina emerge dal silenzio per creare nella semplicità stessa di Dio, e questa pagina inaugura tutta la Sacra Scrittura come un Preludio sacro.

Poi, un’opera pittorica: Il Duomo di Monreale, in Sicilia, ci offre straordinari mosaici del XIII secolo. Coprono più di 6.000 m2 e formano un ciclo completo che illustra i misteri cristiani, tratti dall’Antico e dal Nuovo Testamento. Si ispirano alla tradizione iconografica orientale, che traduce in immagini ciò che il credente contempla con la fede. Lo sfondo dorato ci trasporta nel mondo divino, come un palcoscenico sul quale agiscono gli attori sacri. Nel registro superiore della navata centrale, l’artista ha rappresentato così l’inizio della Creazione:

Cattedrale di Monreale (Sicilia), Mosaico della Creazione (navata centrale) – leggiamo il testo latino: “E il Signore chiamò la luce giorno e le tenebre notte” (Dominus lucem appelavitque diem et tenebras noctem)

Gesù, creatore?

Questa immagine ci pone diverse domande teologiche. Perché è Cristo che viene rappresentato nella sua fisionomia umana? Il Credo non attribuisce forse la Creazione al Padre? Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra…

L’opera della creazione, ci dicono i teologi, è comune alle tre Persone della Trinità: è il Dio trino che crea, e non una delle Persone separatamente dalle altre4. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo creano insieme il mondo. Inoltre, Dio non è visibile, poiché è puro spirito… Come potrebbe quindi rappresentarlo un artista? Per i cristiani, Cristo è l’immagine perfetta di Dio Padre: è quindi attraverso la sua umanità che possiamo conoscere la divinità. È ciò che canta l’inno della Lettera ai Colossesi:

Cristo è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.

Col 1,15-16 (traduzione CEI)

Un gesto sovrano

Cristo compie inoltre un gesto molto significativo: mentre stringe un rotolo nella mano sinistra, segno del suo potere sulla storia5, alza la mano destra verso gli angeli. È tutt’insieme una benedizione e un discorso: una benedizione perché Dio imprime la propria bontà nella sua opera e la guarda con soddisfazione6. Per esprimere questo concetto, l’artista ha ripreso il gesto della benedizione sacerdotale del suo tempo, con la mano destra alzata e il pollice unito al medio, che traccia il segno della croce sul fedele.

Ma è soprattutto il gesto di “prendere la parola” (adlocutio), che è piuttosto diffuso nella statuaria antica, come in questa famosa rappresentazione dell’imperatore Augusto:

Statua di Augusto “di prima Porta”, primo secolo avanti Cristo – Esempio di postura di adlocutio(presa di parola) in un contesto militare – Marmo, museo Chiaramonti, © Till Niermann, 2007

Nel libro della Genesi, Dio prende la parola per creare il mondo, con un gesto di grande autorità poiché crea semplicemente attraverso la sua Parola. Non ha bisogno di nient’altro che di questa Parola sua che esprime la sua volontà di separare gli elementi, creare dal nulla, assegnare a ogni creatura il suo posto nell’universo, plasmare gli esseri viventi e dare agli uomini la loro vocazione specifica. Non è quindi strano che l’artista abbia rappresentato Cristo nell’atteggiamento di un imperatore; si notino poi nel mosaico il drappeggio della modo antica e la posizione di sedere, segni di autorità.

La luce e gli angeli

Altra sorpresa del mosaico: secondo il testo, è la luce che viene creata il primo giorno… e sono degli angeli ad essere rappresentati! Infatti, per l’antica teologia cristiana, influenzata dal platonismo, questa prima creazione corrisponde al mondo intellegibile, a quel mondo spirituale dove gli angeli dimorano nella luce dell’Intelligenza divina. È ciò che scrive sant’Agostino:

Col nome di luce fu indicata la santa città nei santi angeli e spiriti beati. Di essa dice l’Apostolo: Voi tutti siete figli della luce e figli del giorno; non lo siamo della notte e delle tenebre […] nella prima luce creata s’intendono gli angeli, [ed] è stata fatta distinzione fra gli angeli buoni e quelli cattivi con la frase: E Dio fece divisione fra la luce e le tenebre e Dio chiamò giorno la luce e notte le tenebre.

Sant’Agostino, La Città di Dio7

Di fronte a Cristo, gli angeli assumono un atteggiamento molto significativo: con le mani aperte come per ricevere un dono, lo sguardo profondamente umile per rispetto, ma anche fiducioso nella bontà di Cristo, testimoniano quella pietà filiale che anima i credenti di fronte al Signore. La loro vicinanza “fisica” sembra attenuare l’assoluta trascendenza dell’ineffabile Dio: il Dio dei cristiani si fa vicino fin dagli albori della Creazione.

I loro corpi, protesi verso il Sovrano in segno di venerazione, ma anche in processione per andare verso di Lui, esprimono quella gioia primordiale che consiste nel ricevere la vita e offrirla in cambio. È questo il senso della liturgia, così importante nell’universo orientale che ispira il mosaico.

Siamo così interpellati nel profondo del nostro essere: queste opere ci mostrano l’origine più fondamentale della nostra esistenza, quella semplicità divina in cui, nel silenzio, Dio pronuncia la sua Parola creatrice. Egli sussurra il nostro nome con amore e la sua mano tesa ci benedice. Gli angeli ci mostrano la via per accogliere con amore questo dono, attraverso una vita in processione di ritorno al Creatore. Ci invitano a tendere la mano ogni giorno per mendicare dal Signore quella gioia e quella pienezza che ci mancano crudelmente su questa terra.

Le nostre orecchie ascoltano la Parola, ma sono i nostri occhi che devono aprirsi alla Luce: a differenza degli angeli, noi non vediamo Dio… Ed è per questo che Egli stesso viene a raggiungerci nell’umanità di Gesù, nostro fratello. Siamo come il cieco sul ciglio della strada, all’uscita di Gerico, al quale la Parola divina si rivolge in uno straordinario dialogo:

Gesù gli domandò: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. Egli rispose: “Signore, che io veda di nuovo!”. E Gesù gli disse: “Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato”. Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Lc 18,41-43

  1. Il clavicembalo ben temperato, Libro I, Preludio in Do maggiore, BWV 846. ↩︎
  2. Robert Schumann, Lettera al suo professore Johann Gottfried Kuntzsch, Leipzig, 27 Luglio 1832, in Lettres choisies de Robert Schumann (1827-1840), traduites de l’allemand par Mathilde P. Crémieux, Paris, Librairie Dischbacher, 1909, p. 172 (traduzione nostra in italiano). ↩︎
  3. Numerosi pianisti adottarono la struttura dei 24 Preludi e Fughe (libri I e II), come Frédéric Chopin (24 Preludi), Alessandro Scriabine (24 Preludi), Dimitri Chostakovitch (24 Preludi e Fughe). ↩︎
  4. Come lo insegna San Tommaso d’Aquino: « Creatio non est propria alicui personae, sed communis toti Trinitati. », traduzione : « La creazione non è propria di nessuna delle persone [divine], ma comune a tutta la Trinità. » (San Tommaso d’Aquino, Somma teologica, Prima Pars (I), questione 45, articolo 6, corpus).  ↩︎
  5. Cf. uno dei cantici indirizzati all’Agnello (Cristo) nell’Apocalisse: “Tu sei degno di prendere il libro
    e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio, con il tuo sangue, uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione.” (Ap 5,9) ↩︎
  6. In tutto questo primo capitolo della Genesi, l’autore sottolinea spesso: “E Dio vide che era cosa buona“; poi menziona la benedizione per gli esseri viventi, prima gli animali e poi gli uomini (Gn 1,22.28). ↩︎
  7. Libro XI, capitoli VII e XIX (versione di www.augustinus.it). ↩︎

Leave a Comment